... Il nostro panorama visivo è pieno di facce.

Guardiamo cento canali televisivi, li cambiamo uno dietro l'altro e ci sono sempre delle facce. Il rapporto tra la faccia e il luogo in cui questa faccia vive, abita, mangia, sogna, si muove, non viene più considerato.

La strategia di richiamare nuovamente l'attenzione sull'ambiente nella sua complessità mi sembra, anche culturalmente, davvero importante. Perchè io credo che (è una teoria molto personale) dietro ai disastri dell'ambiente, a parte i meccanismi insiti in un determinato tipo di sviluppo, vi sia una disaffezione - chiamiamola disaffezione - che l'uomo ha sviluppato nei confronti del suo ambiente negli ultimi trenta o quaranta anni, alla quale ha corrisposto una fondamentale incapacità di relazionarsi con l'ambiente attraverso la rappresentazione. Quindi il recupero della rappresentazione visiva, oltre alla parola o all'informazione "tecnica" come strumento di relazione con il mondo, di rapporto con l'ambiente, può avere un grande peso culturale e una grande efficacia. ...

La televisione, al 99%, è piena di facce. Quello che abbiamo attorno non viene mai rappresentato. Questa negazione dello spazio in cui viviamo credo sia un dato storicamente molto significativo: all'incapacità di rapportarci con lo spazio, con l'ambiente, corrisponde un'assenza di rappresentazione. Da questo deriva, probabilmente, una progressiva disattenzione, e in qualche misura un atteggiamento di incuria nei confronti delle problematiche ambientali, ecologiche. In questo senso la fotografia può costituire uno strumento fondamentale, che permette di recuperare un rapporto più diretto con l'ambiente, consentendo un'apertura di maggiore complessità, permettendo scoperte non solo di bellezza ma anche di valori di altro segno.

Luigi Ghirri "lezioni di fotografia" anni '80